domenica 18 gennaio 2015

Il Corriere della Sera prende "in prestito" le vignette, i disegnatori rispondono ?


La questione è scandalosa dal principio, è ovvio. Alcune logiche con cui si è risposto in certi casi sono,invece, a mio avviso abberranti. 
Una cosa che mi disturba è sicuramente la faciloneria con cui ha agito la redazione del Corriere decidendo di pubblicare parecchie vignette prese "in prestito" dal web per il libro "Je suis Charlie, Matite in difesa della libertà di stampa". Non giudico l'intento, è assai probabile che tutto parta veramente dall' idea di fare una buona azione e quindi la solidarietà. Ma il fine giustifica i mezzi ?
Non si sono preoccupati più di tanto perché bisognava stampare il più presto possibile, almeno finchè il pubblico fosse ancora sensibile alla tragedia di Parigi, perciò hanno raccolto più vignette possibili prendendosi però anche la briga di fare una selezione e senza avvisare certi autori, hanno dato alle stampe. Ovviamente rivolta degli autori non informati, scandalo, scompiglio nel web, passa parola di indignazione. Condivisibile, assai condivisibile, ti ritrovi a fare beneficenza facendo beneficenza al giornale senza che nessuno ti abbia avvisato. Frasi al vetriolo, rabbia nei post di FB e tanta ,di nuovo questa parola, solidarietà a vignettisti e fumettisti. 
Qualcuno ha proposto un incontro tra gli autori coinvolti per mettersi d'accordo e agire legalmente contro il quotidiano. Per un secondo ci ho creduto, ma proprio un secondo perché ben presto il disagio globale si è trasformato in disagio individuale.
Digressione:
In molti libri, riviste o quant'altro appare la suddetta scritta (io ne ho fotografati un paio di due case editrici diverse):  






Molti sanno, altri ignorano completamente ma è così; è come il costume tanto italiano di aumentare la cubatura della propria casa senza i dovuti permessi e poi rimandare a dopo il problema. Perciò io intanto prendo un po' qua un po' là, cercare la fonte l'autore a volte diventa troppo dispendioso in termini di tempo e di denaro, allora metto questa scritta. Se poi hai la fortuna di trovarti in questo libro o in quella rivista e poi chiedi ciò che ti spetta, oppure non lo saprai mai e ... amen, finita lì e la casa editrice risparmia.
E così, tornando al Corriere, questo modo di fare è diventato talmente comune, talmente normale che probabilmente non era di primaria importanza comunicare ai disegnatori questa iniziativa, poi è per beneficenza ed è stato ribadito fino alla nausea; il ricavato verrà donato a Charlie perciò quale autore potrà mai chiedere il proprio compenso dovuto se è per beneficenza ? Spero nessuno.
Arriviamo alla questione dell'agire legalmente, qualcuno ha motivato la propria intenzione di NON agire dicendo che sarebbe troppo lungo, costoso e inutile. Sul troppo lungo sono d'accordo (uno dei motivi per cui i processi sono lunghi è proprio per scoraggiare molti), su dispendioso non sono d'accordo perché la scelta di agire insieme è proprio per poter anche abbattere i costi, sull' inutile proprio mi fa incazzare. Purtroppo non siamo un film western e non ci si può far giustizia da soli, se di una cosa si dice che c'è stata ingiustizia è proprio con la giustizia che bisogna combattere. Io non sono un avvocato e non sono una competente in giurisprudenza, ma non bisogna per forza esserlo per capire che certe battaglie legali sono state fatte e si fanno per arrivare a una sentenza, sentenza che poi giuridicamente può essere guida in futuro (precedente) e aiutare qualcun'altro in futuro o per giunta scoraggiare un comportamento.
Se non avessi letto parole come: fare giustizia, ingiustizia etc. non mi sarei stizzita, ma quando a grandi proclami e per di più in stile movimento operaio che poi si riduce a trattative personali e ognuno per sé e chi c'è c'è, allora mi va in fumo il cervello. Se fosse capitata una cosa del genere a un singolo sarei stata la prima a dire: ma lascia perdere ! Tratta  ! Ma per questo, cazzo ma per questo che ha origine da Charlie e tutta la tiritera di libertà, fraternità e bla bla blà ! Ma porca miseria, se qualcuno poi si lamenta di trovarsi in un libro, in una rivista o in un quotidiano per fini di lucro e non di recensione senza essere stato avvisato non cada dal pero.
In conclusione per me questa poteva essere una buona occasione non per agire contro il Corriere perché è  il Corriere, ma una buona occasione per andare in direzione di leggi migliori sul copyright, sui diritti d'autore che qui da noi sono ancora retrogradi e incomprensibili. 
A volte si chiedono risarcimenti simbolici di 1 euro solo per ottenere Giustizia.