mercoledì 7 novembre 2012

Di cambiamenti, di Giorgio Faletti e di tante cose

Era il 1994, io avevo 17 anni e lui 44. In quegli anni S.Remo era un appuntamento di famiglia, il momento in cui in sala ci si riuniva tutti per assistere a un evento tutto italiano. Erano gli anni in cui la televisione era ancora il centro della casa, dove condividevo telefilm con i miei fratelli e dove ci si rubava il telecomando  per un cartone animato o per un film di Bud Spencer & Terence Hill.
Mi ricordo come se fosse ieri di quel S. Remo, di come guardavo quegli occhi azzurri che da sempre avevo amato, quegli occhi azzurri che catalizzavano la mia attenzione dai tempi di Drive In. Da quando ero solo una bambina.
Iniziò la musica, poi le parole, al minuto e quindici arrivò quel cambio che mi trafisse il cuore per sempre. Cercavo di trattenere le lacrime a quelle parole così forti e a quella musica così drammatica, parole che mi raccontavano qualcosa che mio nonno carabiniere (link)  non mi aveva mai detto; del suo essere stato nell' Arma traspariva unicamente il suo orgoglio, quei drammi mi erano occultati.
Finita la canzone mi chiusi in camera, ero arrabbiata e sconvolta; ce l'avevo con Giorgio Faletti che mi aveva fatto ridere e da un momento all'altro mi aveva fatto piangere. A 17 anni ti fanno paura i cambiamenti, a quell'età preferiresti continuare a vivere con l'illusione che tutto ciò che di male esiste in questo mondo sia solo frutto di una sceneggiatura, di un film poliziesco con tanti effetti speciali; ma a 17 anni non sei più una bambina, il male lo hai già sperimentato sulla pelle o visto in faccia. 
La paura di crescere a quell'età ti storce le budella perché se lì a soli pochi passi e tu lo sai.
Così diedi la colpa a lui, che aveva tradito le mie risate e le domeniche spensierate.
Tempo dopo pubblicò il suo primo thriller e io rifiutavo ancora il cambiamento, ma i suoi libri a poco a poco entravano in casa. Mia madre amante dei gialli apprezzava la sua scrittura e mi esortava spesso a leggerli, io mi limitavo a rigirarli tra le mani con il terrore di guardarci dentro. Con il tempo mi abituai alla presenza di quei libri sul comodino della sua camera da letto o appoggiati da qualche parte sulla cucina. 
E di Giorgio Faletti poco a poco me ne dimenticai.
Da allora di cambiamenti ne ho fatti tanti, nella vita e nel lavoro. La scrittura con il tempo ha cominciato a mutare soprattutto negli intenti, facendosi strada il desiderio di qualcosa di più, qualcosa che oggi sta diventando un 'esigenza.
Così in questi ultimi anni mi è tornato in mente Giorgio Faletti e mi sorprende di quanto io veda diversamente quel 1994, di come io veda con grande tenerezza la me stessa di allora e di come sia orgogliosa di aver accettato a un certo punto di crescere e di cambiare. Oggi per me il cambiamento è qualcosa di cui non bisogna avere paura, è qualcosa che mi incuriosisce, qualcosa che nel bene e nel male dà un senso alla vita stessa. Così questa mia terza gravidanza cambia per l'ennesima volta prospettive e pensieri, brutte e belle esperienze di vita mi portano ad osservare il mondo accettando le sue molteplici sfaccettature aiutandomi a focalizzare meglio le sfumature del mio lavoro, accrescendo la consapevolezza delle sue possibilità.
E' bello rivedere quei 3 minuti e 35 di 1994. 
E' bello rivedere quegli occhi azzurri, quegli occhi azzurri che oggi, mi rendo conto, nonostante il tempo e i tanti cambiamenti non sono mai cambiati.


3 commenti:

Anonimo ha detto...
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