lunedì 28 novembre 2011

"Fumetto". Quando la confusione inizia dalla parola


Italiano: cinema
Inglese: cinema
Francese: cinéma
Spagnolo: cine
Tedesco: kino

Gira e rigira quando si parla di cinema con un amico straniero sappiamo che la traduzione letterale della parola è sempre quella: cinema; o per lo meno nelle lingue più usate in occidente la traduzione è la stessa. Ma il fumetto nello stesso occidente non ha uguale "fortuna", anzi, già nella parola si nascondono tradizioni e culture locali. La parola "fumetto" in italiano descrive la parte visiva tipica del fumetto popolare, quella del balloon, quella del dialogo del personaggio; eppure non è sempre stato così. All'inizio del '900 le storie sequenziali per esempio del Corriere dei Piccoli di cui posseggo tutto il primo anno di pubblicazione, non avevano il balloon, ma didascalia descrittiva della scena e in certi casi in cui veniva utilizzato materiale straniero dove appunto veniva già utilizzata la "pipetta" venne tolta per questioni estetiche; una questione estetica che però poi è diventata simbolo di questo linguaggio in italia.
Nella scuola franco-belga si utilizza la parola "bande dessinée" e cioè "striscia disegnata", i nostri cugini francesi hanno scelto una doppia parola che descrive più che altro la sequenzialità del linguaggio del fumetto. Gli americani, invece, scelgono la parola "comics" legata alla comicità e ai personaggi divertenti partendo da Yellow Kid fino ai personaggi di inizio '900 anche se poi con il tempo i comics americani sono diventati famosi anche per storie che di divertente non hanno proprio nulla. Anche gli argentini con "historietas" (storielle) utilizzano una parola più legata al senso tradizionale satirico politico dell' 800 dove già quel monello di Padre Francisco de Paula Catañeda nelle su provocatorie illustrazioni faceva parlare i personaggi non con la pipetta, ma con frasi scritte che uscivano dalla bocca. Questa caratteristica la ritroviamo molto con le riviste "El Grito Arjentino" e "Muera Rosas" dove appunto i dialoghi venivano già utilizzati e quindi andando oltre all'illustrazione pura.
Grande confusione per quanto riguarda il giappone e la parola "manga" il cui significato secondo wiki è "immagini stravaganti", invece nel libro "Manga, immagini del Giappone contemporaneo" di Silvia Lucianetti e Andrea Antonin edito da Castelvecchi parlano del kanji composto da MAN= svago, divagazioni e GA= disegno, immagini; ma in giro ne ho trovate diverse. Ormai questa parola in occidente è stata deformata per descrivere una tipologia stilistica per dire mi piacerebbe disegnare MANGA cioè disegnare in stile giapponese (?!), mentre per i giapponesi manga significa proprio fumetto quindi un giapponese che guarda un albo Bonelli in edicola direbbe: "Compro quel manga".
Il maestro Will Eisner ha fatto un tentativo per riunire il fumetto sotto un unico significato chiamandolo "Arte sequenziale" e sul sequenziale siamo d'accordo un po' tutti: il fumetto è fatto da immagini sequenziali che legate tra di loro raccontano una storia. Un po' meno d'accordo sulla parola arte visto che adesso ci si aggiunge anche il nome "Graphic Novel" (romanzo grafico) che tira la corda sulla presunzione di avere più diritto al concetto artistico rispetto ad autori di fumetto popolar/seriale. Ne parlavo qui qualche tempo fa.
Il problema di zio Will è che probabilmente anche gli storyboards possono essere definiti arte sequenziale, che poi diventino fumettto, film o videogioco sempre di arte sequenziale si tratta.
Una cosa accomuna tutto il mondo del fumetto internazionale: in certi periodi storici sia in un paese che in un altro si è combattuto o si combatte per il legame superficiale che si fa del fumetto come prodotto esclusivo per l'infanzia, in U.S.A. si è combattuto con la censura degli anni '50 per non parlare delle violenze subite dagli autori argentini in più riprese, anche se forse quella che ricordiamo di più è il periodo anni '70 dove un autore come Hector Oesterheld è stato "gentilmente" fatto sparire provocando il fuggi fuggi generale di altri autori argentini.
Forse il fumetto ancora non si è reso conto di essere sotto un unico cielo, come direbbe l'imperatore del film "Hero" di Zhang Yimou, oppure se ne rende conto ma non ci sono abbastanza critici riconosciuti, storici, giornalisti che remano nella stessa direzione. Poi ogni paese ha i suoi bei problemi nell'ambiente fumetto, anche se si tende spesso a pensare che il paradiso sia da un'altra parte, ma mai dove si è.
In ogni caso la questione è ancora secondo me molto lunga, tanto lunga... e questo rende il mondo del fumetto così fantastico !!!