giovedì 6 ottobre 2011

Steve Jobs e il sorriso di quel computerino



Ho avuto la fortuna di avere in casa dal dicembre 1983 cinque dei primi Mac, eravamo i primi in tutta Europa ad averne, non uno, ma cinque.
Io ero solo una bambina e per me i computer erano già parte integrante della quotidianità poiché già dai primi anni '70 (io sono del '76) i computer erano presenza costante in casa. Per spiegarvi le ragioni dovrei raccontare la storia di mio padre... ma non vorrei farlo io, vorrei che fosse lui di suo pugno a raccontarsi attraverso i computer e spero che un giorno si decida a farlo.
Quando arrivarono quei primi Mac io e i miei fratelli eravamo entusiasti, erano diversi da tutto ciò che avevamo visto prima. Mio padre ci usava sempre come test, non si preoccupava più di tanto di come dei bambini o dei ragazzini (due miei fratelli erano già adolescenti) potessero usare un computer. Per lui il computer non era un oggetto sacro da proteggere con un panno, era un oggetto da usare, un oggetto che un giorno sarebbe dovuto diventare parte integrante della vita di tutti.
Mi piaceva usarlo quel computer, sopratutto perché non dovevo chiamare qualcuno ad aiutarmi per accenderlo o per avviare un programma.... mettevo dentro il dischetto di paint e con quel mouse squadrato cercavo di disegnare. Mi arrabbiavo molto, muovere quel mouse non era come disegnare con le matite, però potevo fare dei cerchi e delle forme praticamente perfette :)
Il nome Steve lo sentivo dire dai grandi, lo sentivo pronunciare dagli amici americani di papà. Io sentivo qualche discorso, ma solo molti anni dopo capii che allora ero in mezzo a un momento storico importante.
Oggi Steve Jobs lascia questa terra. Non era una cosa inaspettata... per lo meno non come la morte di Sergio Bonelli.
La notizia mi sconvolge... io credo che a una certa età succeda a tutti. Penso che a un certo punto della vita cominci a veder sparire le persone di quella generazione su cui ti sei formato, quella generazione che nel bene e nel male ti lascia in eredità ciò che vivi ogni giorno senza che ce se ne renda conto... quelle persone che hanno reso i gesti di tutti i giorni una semplice abitudine.
E mi sconvolge aver messo proprio ieri come post "Radio Days" di Woody Allen perché quel film mi suscita questo stato emotivo così strano.
Un mese fa è morto il mio maestro di sceneggiatura... e di lui non sono ancora riuscita a scrivere niente, poco dopo è morto Bonelli, colui che ho ammirato e odiato, e la sua scomparsa mi ha fatto male perché oggi avrei voluto di nuovo litigare con il mio maestro sui fumetti Bonelli, accusando e contraddicendomi. Poi oggi Steve Jobs... e mi sembra che qualcuno stia lì fisso nel mio orecchio a dirmi "il tempo sta passando". E questa costante coscienza del tempo che passa mi aiuta a sdrammatizzare tutto ciò che sta intorno ai miei figli, mi dà la forza di voler preservare la loro infanzia e la loro spensieratezza, e se prima una nota di scuola di mio figlio portava a un dramma famigliare, adesso riesco a vederlo sotto un aspetto diverso.
Mio figlio più piccolo per chiedere di accendere la luce dice: "clicca la luce", l'altro quando ha visto un telefono vecchio sip a disco non riusciva a capire come potevamo telefonare se c'erano i buchi nei tasti, i miei figli abituati al DS avevano già manualità sul touch screen quando è arrivato in casa l' IPAD.
Dove voglio arrivare con questo disordinato post ? Sinceramente non lo so, ma ciò che esprime di più quello che provo in questo momento è l'immagine che ho messo qui sopra: quel disegno che adoravo così tanto quando all'età dei miei figli accendevo ogni volta quel primo Mac.

AGGIORNAMENTO
finalmente "Tullo", così chiamavamo nostro padre da piccoli, mi manda questo. E io lo pubblico subito. Aggiungo la sua firma sotto.

La grande elettronica di consumo di oggi, PC, cellulari, televisori ecc. deve il suo sviluppo e la sua pervasività universale a giovani rivoluzionari che a metà degli anni 70 hanno saputo trasformare le loro idee in prodotti concreti e, che contro ogni opinione avversa, hanno saputo andare avanti superando immani ostacoli.

Tra questi sicuramente Steve Jobs, scomparso prematuramente, ha più di ogni altro aperto la strada con successo alla “democratizzazione” di tecnologie che erano appannaggio della grande industria: appunto il computer.

E la sua grandezza ed unicità scende anche dall'eccezionale percorso compiuto con la Apple: defenestrato nel 1983 dalla società che aveva creato, richiamato quando questa era praticamente fallita nel 1996 ed in breve tempo la porta ad essere l’azienda che noi oggi conosciamo.

Io ho personalmente vissuto tutto questo periodo, avendo cominciato come rappresentante della Intel nel settembre 1969, mentre ero milatare, per poi incontrare la Apple computer alla fine degli anni 70 e divenirne distributore per l'Italia nel 1980 per poi condividere con Steve Jobs il disastroso agosto 1983 quando mi fu annunciato da Apple che Steve Jobs non era più il CEO di Apple, che Tom Lawrence non era più presidente europeo e che io, senza preavviso, non potevo più vendere i prodotti Apple per le nuove politiche della Casa.

E' così che a conclusione di una breve diatriba legale preferii chiudere la faccenda amichevolmente dietro un indennizzo in denaro, e dei primi 5 Macintosh che mi furono inviati il dicembre 1983, 2 dei quali misi nelle mani dei miei giovanissimi figli, ora ne restano 2 funzionanti.

Nei numerosissimi viaggi di lavoro che facevo in quel periodo nella Silicon Valley ho potuto conoscere buona parte dei personaggi artefici di quella meravigliosa rivoluzione che ci ha portato fino all'Internet di oggi e tra questi lo stesso Steve Jobs a Cupertino, Mike Markkula, quest'ultimo ex sales manager di Intel, primo finanziatore di Apple e vera eminenza grigia di Apple stessa. Mi risulta che fu lui nella diatriba tra Sculley e Jobs a scegliere Sculley nel 1983!

Negli anni 70 fu un fiorire di giovanissime e visionarie menti che nella Silicon Valley diedero inizio a quello che oggi vediamo come prodotti di normale utlizzo. Tra queste menti non possiamo dimenticare il fondatore di Microsoft, Bill Gates, coetaneo di Steve Jobs e che tra l'altro favorì il ritorno di Steve alla Apple con un ingente e personale investimento!

Tra gli altri in quel periodo anche l'italiano Federico Faggin, mio a mico personale, con la coinvenzione alla Intel del microprocessor nel 1971 fornì il mattone fondamentale per quello che sarebbe diventato il Personal Computer.

Per me è interessante ricordare come in tutti gli incontri con i principali personnaggi in vista di allora nessuno, ma proprio nessuno, diede la minima fiducia a quei quattro ragazzotti che avevano in mano il futuro tecnologico del mondo ! Lo si considerava un giocattolino inutile e ricordo come in Intel le aziende che cominciavano a produrre questo prodotto non venissero considerate importanti e quindi nemmeno da visitare per vendervi microprocessor.

Ricordo che questo fu il motivo iniziale per cui quasi tutti i PC non avevano una CPU Intel ….. e pensare che oggi Intel vive e prospera praticamente solo per i PC!

Fu solo quando IBM decise anche lei di produrre questo giocattolino nel 1981 utilizzando la CPU 8088 prodotta da Intel che il mondop dei “Grandi” si svegliò e … quasi sempre senza successo ….. tanto che persino IBM, Texas Instruments e molte altre tradizionali industrie sono uscite da quel mercato mentre l'innovaitiva Apple del genio Steve Jobs oggi capitalizza in borsa quanto dieci volte tutte le banche italiane quotate in borsa.

Eh, ci vorrebbe gente così per salvare l'Italia …. ma io dico sempre che se uno Steve Jobs o un Bill Gates fosse nato in Italia, sarebbe stato soffocato nella culla!

Ettore Accenti

7 commenti:

Zed ha detto...

Chissà perchè mi aspettavo un post "ricordo" dalla famiglia Accenti.
Grazie.
Vorrei solo condividere con voi un triste pensiero che in questa giornata non mi lascia..
Steve Jobs morto a 56 anni, se non si fosse ammalato di cancro nelle migliori delle ipotesi avrebbe potuto vivere almeno altri 20 anni: ci pensiamo in altri 20 anni quante altre idee avrebbe potuto realizzare?
Riposa in pace.

Anna Zedda Ilariucci

Elena Accenti - latte e sangue ha detto...

Per questo, cara amica, bisogna sempre fare... senza paura di sbagliare.
Del tempo che ci è concesso noi non ne abbiamo conoscenza, ed è proprio questo che ci deve spingere a vivere!

Elena Accenti - latte e sangue ha detto...

Ciao, ho visto il tuo post su latteesangue, con tanto di commento del papa’. Questo e’ quello che penso io della morte di Steve. Da qui non ho la possibilita’ di metterlo sul blog come commento. Magari vuoi pubblicarlo come post o, se vuoi, come commento al tuo post. Fallo tu per me per favore.

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Trovo che la cosa piu’ strana sia il fatto che la morte di Steve mi lasci basito. Non lo conoscevo e per anni tutto il mondo ha avuto le cronache della sua malattia. Gli avvoltoi chiamati giornalisti ci hanno riferito di ogni passo della sua malattia, malgrado le precauzioni che Steve ha preso per proteggere la sua privacy e quella della sua famiglia. Insomma, ci hanno fatto aspettare la sua morte.

Eppure malgrado io sia un utente Linux convinto, un promotore per il free (libre) software e membro della Free Software Foundation sono anche il possessore di due Mac, per la precisione un Macbook Pro e un Macbook. Se ci penso, mi sento un po’ come Joker del film Full Metal Jacket che sull’elmetto portava il segno della pace con scritto “Born to Kill”. Ho sempre ritenuto la Apple un’azienda troppo chiusa per i miei gusti. Eppure, i loro prodotti sono magnifici. Tecnologicamente nessuno e’ in grado di dire che la Apple faccia pessimi prodotti. Possiamo criticare sulle tecnologie Microsoft, Sun, Oracle, Cisco e anche il mondo Linux/Unix. Ma nessuno, proprio nessuno, puo’ dire che quell’azienda faccia prodotti che non funzionano. Certo, come tutte le aziende ci sono stati dei fallimenti, anche sotto la guida di Steve. Se si osserva un po’ distaccati dalle questioni sociali si puo’ dire che pero’ quei fallimenti sono sempre stati tentativi di portare avanti la tecnologia prima e l’azienda poi. Persino il Newton, deriso –forse giustamente - dai piu’, e’ in realta’ stato un tentativo di mettere un computer in tasca, ben prima dell’arrivo di iPhone e iPad.

Elena Accenti - latte e sangue ha detto...

2

Forse bisogna rendersi che il regalo piu’ grande che abbia fatto Steve sia stato l’aver regalato un’identita’. Ragazzi, non e’ da poco. Ha dato prima l’identita’ ad un’azienda, poi all’industria. Per anni il mondo di appassionati si e’ scannato in discussioni del genere “Apple ha copiato”, “Apple ha inventato”, “Microsoft e’ bella”, “Microsoft e’ brutta”. Oggi, ma solo oggi, possiamo dire che tutti quei discorsi sono superflui. Il computer ha una faccia grazie a Steve e la Apple.

Certo, il merito non e’ solo suo e gli altri prodotti meravigliosi che sono usciti dagli anni 60 ad oggi ne sono la dimostrazione. Ma bisogna dare a Cesare quel che e’ di Cesare. Steve ha avuto la capacita’ di mettersi avanti di almeno un decennio rispetto agli altri e per quello nel mondo degli anni 80, in evoluzione veloce ma gestita da patriarchi e aziende come la IBM (che dava l’ordine sul colore dei calzini e insegnava le canzoncine del tipo I love corporate IBM), non riusci’ a capirlo. Il mondo industriale non capi’ il Macintosh, tantomeno il suo predecessore (il Lisa). Erano gioielli, sono gioielli. Come e’ stato scritto qui in precedenza, i nostri Mac del 1983 sono ancora funzionanti. Ma ormai il viso che Steve disegno’ per l’industria era stato dato, anche dopo il plotone d’esecuzione gestito da Sculley che elimino’ Steve dall’azienda. Difatti il nemico-amico Bill Gates lo capi’ e … copio’ a suo rischio e pericolo.

Eppure anni dopo, durante il suo straordinario discorso a Stanford, Steve stesso ci ha detto che esser licenziato dalla Apple e’ stato forse il piu’ grande insegnamento della sua vita, cio’ che l’ha riportato sulla terra, cio’ che l’ha fatto crescere. Oggi si parla della Apple, ma che dire della Pixar? Dico, ci rendiamo conto cosa significa investire in un’azienda come la Pixar negli anni ’80? Non vorrei fare parallelismi strani, ma e’ forse come quel banchiere che investi’ in ‘Biancaneve e i sette nani’ di Walt Disney… per due anni non deve aver dormito una notte. Ma quanto ha pagato quel rischio? Non dico in termini monetari, Steve e il banchiere di cui sopra erano gia’ ricchi. Quanto e’ cambiato il mondo? Quanto sono cambiati i bambini con quei film (con trame spesso intelligenti, cosa rara. Nemo parla di handicappati, Toy Story di rapporti sociali, Monsters Inc. parla di razzismo, Up parla dei sogni ad occhi aperti e della vecchiaia)?

.....

Elena Accenti - latte e sangue ha detto...

3


Anche io ho la memoria dell’utilizzo del nostro primo Macintosh, che ho usato costantemente fino almeno il 1994 (ricordo una ricerca per scuola stampata li’ perche’ qualche altro PC in casa aveva qualche problema). Ricordo l’utilizzo di MacPaint da bambino, in cui leggevo la scritta “Created by Bill Atkinson” (per la cronaca, anni dopo ho cercato Bill Atkinson su Wikipedia. Per qualche ragione il nome mi e’ rimasto impresso).

Steve veniva dalla cultura tecnologica degli anni 60 e 70 eppure non era un hacker. Al MIT nel 1961 si creava il primo videogioco della storia, Spacewar, per mano dell’hacker Steve Russell, sul PDP-1. L’hacker Grennblatt riusci’ a dimostrare che il PDP-1 era in grado di giocare a scacchi e vincere contro un adulto. L’hacker Wozniack creo’ l’Apple I, cio’ che permise alla Apple di nascere. Steve non era uno di loro, di quei genii tecnologico-tecnici. Ma li capiva. Capiva il loro potenziale. Li frequentava, andava all’Homebrew Computer Club (frequentato anche da Gates). Diede loro la spinta grazie all’invenzione di Wozniack, diede loro il primo volto, facendo uscire quegli hobbysti dalle lucette e lucine dell’Altair. Steve e’ l’unico industriale che abbia capito gli hacker e la loro potenzialita’ e lo capi’ sin dall’inizio. La Apple, dopo averlo cacciato e dopo aver fatto sostanzialmente fallire l’azienda con tanto di Spindler (non proprio una mente) e Amelio (che accetto’ la Apple. Non nel senso buono nel termine, nel senso che prese un’accetta e licenzio’ buona parte del personale), lo richiamo’. Sempre per dare un volto. Sappiamo com’e’ andata. Gli eMac, gli iMac, i MacMini, l’iPod, l’iPad e l’iPhone sono grandi successi. Il nuovo marchio (senza i colori) e’ meno nostalgico ma e’ piu’ elegante, facendoci capire che Steve aveva capito che aveva capito anni prima che ci si dirigeva verso l’iPod-generation.

Non era un santo, e’ inutile stare a farne l’agiografia. Ci sono documentari bellissimi (‘Triumph of the nerds’) e film piuttosto belli che andrebbero rivisti in suo onore (‘Pirates of the Silicon Valley’). Ma aver usato un suo prodotto e usarlo ancora e’ un onore. E’ un onore perche’ e’ la prova che qualcosa di grande puo’ nascere da un’idea. Anche se non concordiamo con l’idea – ripeto, sono comunque per il free (libre) software – possiamo comunque apprezzarne i lati positivi, la grandezza di essa. Spesso gli utenti Windows mi chiedono cosa ci sia di cosi’ bello da far valere il costo dei prodotti Apple (in modo particolare i laptop). Io rispondo semplicemente che “funzionano e funzionano maledettamente bene”. Dietro a quella risposta c’e’ un modo di fare che parte dall’idea iniziale (diamo un volto al computer) alla realizzazione (tutto dev’essere funzionale e semplice per chi lo vuole semplice, complesso per chi vuole addentrarsi nei meandri del sistema). E’ un modo di fare da cui si puo’ imparare molto, indipendentemente dal proprio lavoro e dal proprio background.

A questo punto non mi rimane che ripetere le parole immortali, quelle si’ che Steve pronunzio’ a Stanford dandoci forse il suggerimento-chiave per molte cose: Stay Hungry, Stay foolish.





Enrico

Anonimo ha detto...

Il ricordo secondo me più significativo è un raro video: la presentazione del primo Mac di Jobs. In un certo senso fa impressione.

http://youtu.be/2B-XwPjn9YY

...ciao.

Emanuele.

Elena Accenti - latte e sangue ha detto...

@ Ema

MITICO !