giovedì 15 luglio 2010

giovedì 8 luglio 2010

Io lo dico sempre: a volte essere fan o tifoso non fa bene alla salute

Ieri sera mio fratello che vive in U.S.A. stava guardando in diretta con suo figlio una partita di baseball tra i Texas Rangers e i Cleveland Indians in un ristorante. A un certo punto durante la partita uno spettatore per prendere una foul ball cade dagli spalti superiori e si schianta sugli spalti inferiori.
Il fanatismo non è sano.



mercoledì 7 luglio 2010

Rinascere dalla propria cenere...


Il tattoo continua finalmente.
Per vedere colorata la Fenice ci vorrà ancora del tempo...
ma io non ho fretta

lunedì 5 luglio 2010

Little Dylan


Nicola, il primogenito, ha paura di Dylan Dog. Sa che è un fumetto horror per grandi e quando ogni tanto lascio in giro un albo guarda la copertina, ma si rifiuta di aprirlo o sfogliarlo.
Ancora non è molto ribelle ed è rimasto ancora a tanti anni fa, quando cominciò a provare l'interesse per i fumetti e gli dissi che quello non era adatto a lui.
Così si ributta sui Braccio di Ferro, sui Topolino, su Asterix, su Jacovitti e soprattutto sui super eroi.
Però mi dispiaceva, ma d'altra parte non era ancora pronto.
Ha adorato il Mini Marvels che mi ha mandato mio fratello dagli Stati Uniti e io l'ho trovato un ottimo modo per avvicinare un bambino a quella casa editrice e a quei personaggi, ma non c'era niente che lo avvicinasse o che lo preparasse a qualcosa che mi era piaciuto nell'adolescenza e che aveva come tema una cosa secondo me fondamentale per un bambino: la paura.
Così con Cristian abbiamo cominciato a proporre a Nicola e al fratellino più piccolo di 4 anni delle immagini di Dylan e Groucho bambini e come volevasi dimostrare lo hanno riconosciuto e senza timore ci hanno chiesto di vedere le avventure del Dylan bambino.
Ad oggi ho 3 soggetti, due più avventurosi e divertenti che comprendono alcuni piccoli episodi proposti ai bambini e un altro che chiamo "Il lungo oblìo" un po' più psicologico sulla paura di crescere e ovviamente dedicato a Carlo.
Non so come possa prendere la casa editrice una proposta del genere, ma io la trovo entusiasmante e anche logica dal punto di vista editoriale.
Io ho visto il risultato sui miei figli e soprattutto sul grande (che mangia libri e fumetti a una velocità supersonica) che sa vita, morte e miracoli dei super eroi e dei videogiochi ma nulla sul prodotto italiano bonelliano se non per qualche mio racconto quando me lo chiede.
Poi ribadisco, il tema della paura in un bambino è una cosa da affrontare assolutamente e chi meglio di Dylan Dog può farlo ? Questo è anche forse l'unico Dylan Dog che sapremmo raccontare.
p.s: non posto i mini episodi perché credo che legalmente sarebbero già pubblicazioni...

venerdì 2 luglio 2010

Dedicato a te, Cristian

2004

Anche oggi non ci sei. I bambini sono a scuola e tu sei lì a fare qualcosa che non è tuo, a risolvere uno dei mille debiti accettando in queste settimane un lavoro faticoso.
Lo hai sempre fatto quando ne avevamo bisogno e so che sarai sempre disposto a farlo.
E stando qui seduta in cucina tra i piatti ancora da lavare, tra una mail e l'altra per portare avanti una nostra logica, una nostra ricerca, non posso fare altro che pensare costantemente a te e a quello che stai facendo, a quello che hai sempre fatto per noi.
Mi torna in mente quando ti chiesi, dopo la nascita di Nico, tu cosa avresti fatto nel caso qualcosa fosse andato storto, se avresti salvato me o nostro figlio e tu mi risposi brutalmente:"Per egoismo avrei scelto te". Mi arrabbiai, diventai furibonda e non capivo. Ti richiesi nuovamente dopo la nascita di Elia la stessa cosa e tu con una sincerità quasi scandalosa hai risposto nell'identico stesso modo. Ne rimasi sconcertata ma non mi arrabbiai perché continuavo a non capire e doveva esserci dietro una logica. Avevi pianto di gioia per il primo figlio, adoravi già il secondo, non hai voluto perderti un solo istante, sei sempre stato presente per i tuoi figli ma continuavi ad essere diverso da me in quella cosa. Poi capii, non so come ci arrivai. Dal primo istante, dall'inizio tutto ciò che ti importava era solo la mia felicità e continuando ad amarmi avevi messo al primo posto sempre quello e la brutale Natura aveva fatto sì che rispettandomi sempre di più, amandomi sempre di più lottavi per la mia felicità e io mettendo al primo posto i nostri figli in un certo qual modo ti sei costretto a proteggermi e a proteggere ciò che amo.
Ho imparato ad apprezzare questa nostra diversità, a non chiedermi più i perché di certe cose, di certe differenze tra uomo e donna che devono rimanere tali.
Abbiamo capito che non c'è certezza in quello che verrà, ogni anno che passava ci dicevamo "l'anno prossimo saremo a posto" e dopo 10 anni non c'è niente di a posto e questo mai essere a posto è diventato paradossalmente la nostra sicurezza, il sale delle nostre giornate che finiscono con noi due esausti dopo aver messo i bambini a letto, ma con ancora tanta voglia di discutere di analizzare e di confrontarci nella vita e nel nostro mestiere.
Poi c'è stato quel brutto momento in cui non ho saputo aiutarti, in cui ero terrorizzata della tua fragilità anche se l'avevo vista tante volte e anche quello è diventato insegnamento. Che nonostante ci si senta soli e persi a volte bisogna cambiare il movimento e andare verso. C'è sempre qualcuno e noi abbiamo trovato nel nostro percorso tanti Qualcuno che hanno saputo aiutarci, confortarci e questo è importante.
Ogni volta si ricomincia, ogni volta si riparte con una ciclicità terrorizzante ma mai scontata e io so, che mentre tu sei lì, dai un senso in ogni gesto che stai compiendo perché sei certo che serve, sei certo che tutto torna e ne hai avuto la prova tante volte.
Per questo motivo io ti dedico queste parole e le pubblico perché te le meriti perché non ti metti mai in mostra e allora lo faccio io con orgoglio dicendo a tutti che sì sono fortunata ad averti incontrato, sono fortunata ad averti accanto. E non ti disperare per il fatto che tu voglia darci tutto perché non è quello ciò che importa veramente. Non affannarti nel confronto, nel paragone perché è sciocco e inutile.
Io dedico queste parole a te e tutti quei Dante che per Beatrice, a quei semplici uomini che tutti i giorni sono Ulisse della propria Odissea, a quelli capaci di tanta umiltà e coraggio da riuscire a riconoscere nella propria donna la musa di ogni gesto.

Sono qui Cristian.

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Un altro giorno d’estate
E’ venuto e andato via
Sia a Parigi sia a Roma
ma io voglio andare a casa

Forse sono circondato da
un milione di persone ma io
mi sento ancora solo
voglio solo andare a casa
Mi manchi, lo sai

E ho tenuto tutte le lettere
che ti scrissi,
Ognuna una riga o due
Io sto bene piccola, tu come stai?
Te le manderei ma so che
non sono¨ abbastanza
Le mie parole erano fredde e piatte
e tu meriti più di questo

Un altro aereo
un altro luogo soleggiato
Sono fortunato,lo so
ma voglio andare a casa,
io devo andare a casa

Lasciami tornare a casa
Sono assolutamente troppo lontano da dove sei tu
voglio tornare a casa

E mi sento proprio come se stessi vivendo
la vita di qualcun altro
E’ come se me ne fossi andato proprio
quando tutto stava andando bene
e io so esattamente perchè non potresti
stare con me
Questo non è il tuo sogno
ma tu hai sempre creduto in me

Un altro giorno d’inverno è venuto
e andato via
Sia a Parigi sia a Roma
e io voglio andare a casa
Lasciami tornare a casa

E sono circondato da
un milione di persone io
mi sento ancora solo,
lasciami tornare a casa
mi manchi, lo sai

Ho avuto il mio viaggio
piccola, ho finito
devo andare a casa
Lasciami tornare a casa

Andrà tutto a posto
Sarò a casa stanotte
Sto tornando a casa

giovedì 1 luglio 2010