venerdì 8 gennaio 2010

Giornalisti di settore... fumetto



Là si parla dei siti SUL fumetto, interessante e condivisibile. Lì lascio un mio commento e un mio pensiero. Qui di conseguenza alla mia risposta faccio un gioco e nomino delle persone.

A rubrica fissa con almeno cadenza settimanale su giornali come Corriere della Sera, Repubblica, Stampa etc. leggerei volentieri un articolo o una recensione sul fumetto scritto da:

- Graziano Origa
- Michele Ginevra (se non editasse autori)
- Luca Boschi
- Laura Scarpa (se si dedicasse esclusivamente a quello)
- Bottero (se non fosse editore)
- Paolo Interdonato (rinunciando però a Streep)
- Battaglia (se camminasse più spesso sulla terra)
- Jorge Vacca (come gran ritorno in nuova veste, ma non gliene fregherebbe un cazzo)

Dei siti sul fumetto uno che mi piace come ha fatto certe cose è Massimiliano Clemente

Ce ne sono molti interessanti che sbatterei a fare i giornalisti veri e propri sul settore, io ho nominato solo quelli che mi sono venuti veloci. Alcuni curatori di testate e che scrivono sulle intro li strapperei alla casa editrice per farli diventare giornalisti.

Ovvia ricetta per un perfetto giornalista dei comics:

- No sceneggiatore
- No disegnatore
- No autore
- No curatore di manifestazioni
- No editore
- No dipendente di una casa editrice del settore

p.s.: in alto l'immagine di un'antica rotativa

5 commenti:

MicGin ha detto...

scriverei volentieri su La Stampa. Ma mi accontenterei di Repubblica. Le caselle sono però già occupate... ;-)

Scherzi a parte, dedicarsi ad un'unica attività sembrerebbe uno status tale da garantire correttezza e professionalità. ma penso di debba distinguere. E' morto Beniamino Placido e quindi la sua biografia è apparsa nei relativi comunicati. La sua attività era il cinema. Ne scriveva e partecipava anche come attore e consulente. Eppure penso nessuno avrebbe messo in dubbio l'importanza delle sue riflessioni.

Il giornalismo è una cosa: qui il dedicarsi alla sola attività giornalistica mi sembra la base. Perché qui si parla di informazione: parlare non solo delle uscite ma anche di manifestazioni, eventi e quant'altro.

Al contrario, contributi critici e di testimonianza possono provenire anche e soprattutto a maggior ragione da addetti ai lavori, protagonisti del settore. Vedasi Luca Raffaelli, per esempio. Un appasionato che indossa più vestiti, ma che porta avanti il suo doppio discorso su fumetto e cinema d'animazione. Oppure Antonio Faeti, di cui ho letto recentemente la sua opinione sulla riduazione di Hansel e Gretel di Mattotti.

L'importante è presentare questi interventi nel modo corretto. Magari, appunto, attraverso rubriche e inserti.

sparidinchiostro ha detto...

Elena carissima,
scrivi
- No sceneggiatore
- No disegnatore
- No autore
- No curatore di manifestazioni
- No editore
- No dipendente di una casa editrice del settore


Il mondo di chi si interessa di fumetti è così piccolo che trovare uno che ci si interessi e non sia niente di tutto ciò è praticamente impossibile.
Altre cose.
1. Non esistono spazi in cui discutere queste cose seriamente. E allora, ne parlavo ieri con un amico, nei fumetti sovrabbondano le pre e postfazioni.
2. Non appena inizi a scriverne, inizi a istituire rapporti con gli editori e le forme di collaborazione possono essere insidiose.
3. Se scrivi di fumetti tendono a regalarti i fumetti. Se una realtà editoriale minuscola ti regala i suoi libri, incidendo sensibilmente sulle proprie scarse risorse economiche, si aspetta che tu ne parli. Presumibilmente bene. Se ne parli male, offendi. Se non ne parli sei irriconoscente.
4. Stefano Salis, critico letterario della domenica del sole 24 ore, pernon ritrovarsi infisso in queste piccolezze umane, ha iniziato a scrivere di indicatori numerici, tendenze commerciali,e forme del mercato dei libri.
A me pare che Salis faccia un lavoro inutile e banale. Un lavoro che non richiede nessuna fatica.
5. I quotidiani italiani, tutti quelli che hai citato e tutti gli altri, sono vecchi, costosi, mediamente fatti male (scusa, generalmente fatti male) e insoddisfacenti. Perché uno vivo dovrebbe aver voglia di scrivere là sopra?

Meglio fare Streep. Uso uno smile ché non ci conosciamo abbastanza ;-)

Un abbraccio
P.

sparidinchiostro ha detto...

Una cosa ancora.
Leggendo il commento di McGin trovo illuminante la definizione riduazione di Hansel e Gretel di Mattotti.
Ecco. A me quel lavoro pare proprio una riduzione, un depotenziamento. Una favola meravigliosa, usata da un grandissimo disegnatore per fare le sue (bellissime) macchie di nero che non hanno nulla a che fare col testo. Non lo arricchiscono, non ci dialogano e non abbelliscono neanche. Servono ad altro. A distrarre e ad acarezzare l'ego ipertrofico di un disegnatore.
Due libri nello stesso volume che non hanno nulla a che fare uno con l'altro. Da una parte una fiaba; dall'altra la raccolta di disegni di Mattotti.
Cazzo! Mattotti ha segnato il punto cui poteva arrivare, settando le nostre aspettative di lettori, facendo un Pinocchio meraviglioso (l'edizione nota hai più non la raccolta di qualsiasi schizzo, fatto su qualsiasi supporto, uscita nei costosissimi millenni enaudi - edizione ridicola inqualificabile anche per la scelta di inserire, a mo' di note, un'intervista al disegnatore).. Non si può sempre accondiscendere su tutto. Se sei capace di arrivare a quel punto ci riprovi per tutta la vita. E senza ripeterti. Perché io, il lettore, questo mi aspetto da te.

latte e sangue ha detto...

@ Mic

La mia ricetta del perfetto giornalista è solo utopica. So benissimo che l'assoluta non implicazione in un settore non è la misura della professionalità. Il mio post aveva un tono scherzoso con però tra le righe una riflessione che parte appunto dall'altro blog.
(D' accordissimo su Luca Raffaelli)
La mia attenzione si focalizzava soprattutto su una mancanza di interesse specialistico del giornalismo professionale. Mi viene più facile fare l'esempio del teatro dove l'ufficio stampa di un teatro o di una compagnia chiama nomi specifici, giornalisti specifici che tengono rubriche sul teatro nei quotidiani, settimanali, poi certo si cerca di chiamare il più possibile etc.

@ Spari

Anch'io preferisco che tu faccia Streep, ma devi riconoscere che se il fumetto avesse una sezione fissa sul corriere porterebbe più attenzione da parte del pubblico. Diventerebbe un fatto quotidiano nella vita delle persone come il cinema, la tv etc. e non un fatto sporadico. Il fumetto per i numeri che vengono dati non lo considero una nicchia come vuole apparire.
A meno che non faccia comodo così. Fa comodo così ?

MicGin ha detto...

caro paolo

la prima cosa che mi ha colpito nel prendere il libro di orecchio acerbo è che era privo della solita rilegatura.
nel leggerlo ho pensato altre due cose: il rapporto tra testo e immagini è molto debole e il testo però è ben diviso.

ho l'impressione che l'approccio a pinocchio sia stato simile: l'illustratore mattotti riproduce flash visivi interiori. certo in nero fanno più impressione. ma un certo distacco con l'opera c'è anche in pinocchio... è la nostra soggettività a predominare nell'interpretazione? e faeti esagera nei suoi riferimenti drammatici, nella recensione citata?

il post andava bene, ci mancherebbe ;-)
purtroppo al momento non riesco a fare quel tipo di lavoro, che con schizzo idee in parte si era avviato.
purtroppo siamo esseri umani..