venerdì 30 gennaio 2009

Gli italiani vanno a muzzo !


Ho un rapporto strano con i cugini francesi. Mi affascinano, ma al tempo stesso so che in una lunga convivenza scatterebbe la rissa. Con i cugini francesi ho condiviso soprattutto momenti di gran sbronze, sbronze che solo i francesi sanno avere. I francesi sbronzi che ho visto e che vedo diventano grotteschi tant'è che sbronza pure io ho sempre sovrapposto questi personaggi francesi ai personaggi di Edika suscitando in me risa incontrollabili e poco fini.
Con i francesi ho un rappoto di amore e odio; l'amore per la capacità estrema di stare sempre sopra le righe e un odio dettato da una profonda invidia nei loro confronti.
Scrivo questo dopo aver ricevuto una telefonata dalla Glo che in questi giorni si trova ad Angoulème. So che altri ci sono andati e nonostante mi manchi la Francia e il parlar francese sono contenta di non esserci andata perchè, quando ci andai io, mi si è parata davanti l'ennesima consapevolezza di quanto siamo idioti noi italiani. Qui scatta l'invidia. L'invidia di come il popolo francese sa essere popolo combattivo, aggregato e senza peli sulla lingua.
Gli italiani dopo il duemila con la convinzione di una terra promessa hanno cominciato a invadere Angoulème con il tipico fare italiano, ma non dico questo perchè non fosse giusto, se no che cavolo ci sono andata anch'io ? Più che altro l'andare a quella manifestazione e avendo bazzicato soprattutto nell'ambiente indipendente mi ha fatto riflettere su molte cose del nostro fare.
Per come stanno procedendo le cose mi sembra l'esecuzione di un filmino antico ripetuto migliaia di volte. Il fumetista che va in paese straniero non viene visto come L'italiano, ma come UN italiano. Non ci sono correnti, non c'è una linea, non c'è un unione italiana; è come rovesciare in mezzo a una stanza una quantità di oggetti diversi e sparsi: non si capisce un cazzo. Non ci sono dei ripiani dove puoi appoggiare gli oggetti e trovare la passione di catalogarli cercando delle affinità tra un oggetto e l'altro. Il fumetto italiano va a muzzo, usando un espressione dei nostri tempi, si va là. Per dire che ? Ciao sono italiano e sono bravo. Ma quale rispetto può avere di noi questa gente se siamo i primi a non rispettarci. Oddio ci sono dei casi ben voluti in Francia perchè lo meritano e non vanno a muzzo... ma non mi viene in mente un nome... aiutatemi... oh sì Barbucci e Canepa, Gipi mi sembra e poi... e poi boh.... i maestri Manara, Crepax, Pratt... e si ricomincia con il film antico.
Insomma in parole povere non c'è un'italianità, l'italiano non ha identità, l'italiano va a muzzo.
Io allora mi sono accontentata di aver familiarizzato con degli indipendenti e soprattutto con Chester che mi diceva la Glo non esserci quest'anno tra gli indipendenti. E questa è la dimostrazione di una coerenza poichè anni fa mi disse di essersi rotto il c... di certe cose dell'organizzaione che penalizzava gli independenti e che quindi non vi avrebbe più partecipato fino a quando non sarebbero cambiate le cose. Proprio come qua non è vero ? Che tutti si lamentano , ma a Lucca ci vanno lo stesso... bah.
Comunque Chester, per come lo conosco (un francese veramente affascinante con cui mi prenderei volentieri a schiaffi dopo una lunga convivenza), non ha certo problemi a portare in giro il suo ultimo "My way" indipendentemente da Angoulème. Il mondo è grande. Mi fa piacere essere anche su questo numero di cui non posto assolutmente niente, se lo vuole fare lo farà il Neri sul suo blog, mi fa picere essere ancora pubblicata su una rivista indipendente francese che là gode di grande rispetto insieme ad altri grotteschi personaggi che quando si ubriacano non hanno mai la ciucca triste. Come li invidio ! Vi odio francesi !

A presto Francia.



L'immagine sopra è di una contestazione dell'ACTA ad Angoulème durante una fiera dei sapori mi pare. (Adoro i francesi quando usano l' arte come critica violenta indipendentemente dal mio pensiero personale visto che sono una carnivora cattivissima)

mercoledì 14 gennaio 2009

Piccolo aneddoto: QUANDO UNA COSA CHE SEMBRA PICCOLA NASCONDE UN UNIVERSO


Da una mia risposta nel blog di Boris

Sera del 27 dicembre 2008. La mia casa sembra caduta nel profondo di un pozzo. Fredda, silenziosa e buia. I bambini non ci sono, lui li aveva portati in Emilia dai suoi genitori la mattina presto. La notte precedente lo scontro, la rabbia quelle cose che sembrano non succedere mai quando molti ci guardano e conoscono la nostra storia d'amore.
I miei occhi provati sono segnati dalle lacrime e tentano di uscire di nuovo quando chiusa nello studio guardo i suoi disegni.
Chiamo la mia amica P. che mi dice: "Vieni qui, non restare lì dentro. Vedrai le cose più chiaramente" e la mia amica P. di cose ne sa ed è sempre quanto mai una luce nei miei momenti bui.
Con un po' di trucco cerco di nascondere i segni della mia battaglia. La moto come per un segno del destino mi aveva abbandonata qualche giorno prima, allora chiamo un taxi.
Entro nel taxi e tengo lo sguardo fuori per cercare di non far vedere al tassista la mia faccia. Nel silenzio dell'imbarazzo di due persone che non si conoscono il tassista accende l'autoradio e il testo fievole di una canzone entra come un pugno nel cuore. De André, De André. Non è la radio, è un cd. "Le piace De André ?" e in men che non si dica dentro quel taxi mi siedo in mezzo appoggiando le braccia intorno al sedile anteriore e ascoltiamo la musica di De André ad alto volume. Parliamo di De André e il tassista mi racconta di pianificare il capodanno alla mostra di Genova. Tutto ciò che ci stava prima, tutto ciò che ci sta fuori quel taxi non esiste più, mi era scivolato via.
Cantavo De André dentro di me.
Esco da quel taxi diversa da come ci sono entrata.
E la serata diventa magica perchè solo De André in quella capsula gialla fuori dal tempo mi aveva predisposta a uno spirito diverso. Una cena con P. e poi a bere in compagnia di un pianista, un attore francese e altre anime in un luogo diverso, in un bar che non pretende di essere chic in una Milano che non può più permettersi di essere chic.
Torno a piedi alle 3 di notte, nell'ora in cui Milano è più sincera e mi ricordo di avere De André tra le canzoni del mio telefono e mi ascolto "La ballata dell' amore cieco" fino al portone.
Entro in casa e a metà del corridoio sento girare una chiave nella toppa della porta. Presa dal panico mi incollo al muro e guardo la porta dello studio sperando che il cane abbai. Si apre la porta e vedo schizzare dentro Navarre e sulla soglia con in mano il guinzaglio Cristian mi dice "Sono venuto a portare fuori il cane". La mia amica P. su questo mi ha fatto una bella battuta via chat il giorno dopo: "Sì, è normale tornare da Reggio Emilia per portare fuori il cane."
Io sono rimasta incollata al muro, lui si è avvicinato e mi ha dato un bacio.
La mia battuta dopo quel bacio fu: "C'è la mostra di De André a Genova, dobbiamo andarci."
Mai come prima De André è stato così nostro, così grande nel nostro universo. Aspetto con ansia di andarci. Aspetto con ansia di veder nascere i tarocchi che Cristian disegnerà per questa mostra, un'idea bellissima organizzata dalla mostra per rendere De André e le sue canzoni un patrimonio di tutti noi.
Dentro i testi di De André ci sono piccole storie, dentro quelle piccole storie ci siamo noi tutti, le nostre piccole grandi storie. La storia del nostro paese.


la mostra di De André:

lunedì 12 gennaio 2009

E' giunto il momento

mail da: Elena (Studio Monkey)
a: XXXX
.
Cara XXXX,
queste situazioni non compromettono di certo il rapporto tra noi anche perchè so bene come sei e so bene che non ti metteresti certo in cattiva luce a livello lavorativo. Il serio problema nostro è che lavorando sulla creatività e non su una materia consistente le amministrazioni tendono a considerarci poco alla fine di un lavoro e questo sta compromettendo seriamente una società piccola , ma piena di vitalità come la nostra. E' ormai in voga la cattiva abitudine di pagare non solo in ritardo, ma estremamente in ritardo i lavori svolti con non solo il grosso disagio economico , ma anche quello morale che non può essere compromesso ai fini di trovare nuove creatività e nuove idee con leggerezza d'animo.
Spero che tu abbia risolto con la tua amministrazione e che tu mi possa dare una buona notizia concreta a proposito dei nostri soldi.

un bacio
Elena
.
IMPORTANTE: il nostro studio ha da sempre accettato il pagamento a 30 giorni o più con accordi intrapresi durante la fase preventivo. Da sempre abbiamo avuto ottimi rapporti con i clienti che hanno tenuto con noi un comportamento rispettoso guadagnato anche con la qualità e la concretezza dei nostri lavori . Solo alcune volte abbiamo avuto problemi sui pagamenti, ma sempre risolti senza grandi problemi. In quest'ultimo anno e mezzo con la cosiddetta crisi che ci affligge ci è capitato spesso di svolgere lavori pagati con estremo ritardo fino a 6 mesi. Non è solo una questione di soldi, ma un problema che coinvolge e sconvolge un sistema e gli ambienti di comunicazione e di intrattenimento. Credo fermamente che un dialogo aperto e sincero possa essere intrapreso tra fornitore e cliente che hanno bisogno l'uno dell'altro. La corsa al preventivo più basso o perfino la ricerca disperata di collaborazioni non retribuite stanno incrinando un sistema che si dovrebbe basare sul risultato di qualità, tempo, efficacia, rapporto e prezzo. Tutti i lavori che sono inseriti nel blog del nostro studio sono quei lavori che riteniamo non solo soddisfacenti dal punto di vista personale, ma anche quei lavori che sono andati in termini popolari "lisci come l'olio" con ottimi rapporti di scambio e critica con il cliente.
Il nostro desiderio è quello di continuare a svolgere lavori al meglio possibile con la soddisfazione dei nostri interlocutori, d'altra parte pretendiamo rispetto e trasparenza.
Amiamo profondamente ciò che facciamo e grazie a questo abbiamo sopportato tempi frentici e corse affannose ottenendo risultati più che ottimi.
Ma se come si dice la vera crisi deve ancora arrivare penso che per il bene di tutti bisognerebbe fermarsi un attimo a riflettere e fare un' analisi. Nonostante sia ormai visibile e concreto lo sconforto e la paura che si respira in questi e in altri ambienti sono fermamente convinta che si possa trovare delle soluzioni e che dobbiamo tutti innanzi tutto cominciare a pensare che è il tempo di FARE.